Rigenerazione urbana, presentato il manifesto per la rottamazione degli edifici

Rigenerazione urbana, presentato il manifesto per la rottamazione degli edifici

Gli edifici, come gli elettrodomestici, non sono eterni e a fine vita vanno rottamati. Per farlo è necessario ripensare l’approccio urbano e varare norme in grado di favorire questa sostituzione periodica anziché ostacolarla come avviene adesso.

Se ne è parlato ieri nella Sala del Mappamondo della Camera al convegno “Manifesto per la rottamazione post bellica priva di qualità, riequilibrio delle aree urbane e il rilancio dell’economia” organizzato dalla Fondazione Sullo, cui hanno partecipato Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, Claudio De Albertis, presidente Ance, e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio.

Le proposte lanciate diventeranno un disegno di legge che incentiverà la demolizione e ricostruzione degli edifici e la rigenerazione urbana.

 

L’ex presidente di Atecap, Silvio Sarno, ha ricordato che “sono oltre 7 milioni gli edifici localizzati in zone a rischio sismico e idrogeologico che ospitano circa 30 milioni di cittadini. La gran parte dell’edilizia non storica (1945) è realizzata prima degli anni ’70 e quindi prima del varo della prima normativa antisismica. Realizzata con materiali dell’epoca, sicuramente scadenti rispetto a quelli attuali e previsti dalle normative vigenti, con tecniche di costruzione inadeguate. Edifici per gran parte oltre il giro di boa del proprio ciclo di vita, vantano stati di conservazione più che discutibili. Edifici in larga parte energivori. Il 35% del totale dell’energia consumata in Italia è destinata agli edifici. Si stima uno spreco di oltre 20 miliardi di euro che incide direttamente sui bilanci delle famiglie italiane”. Per raggiungere le priorità del XXI secolo, cioè risparmio energetico, lotta all’inquinamento, sviluppo sostenibile e limiti al consumo di suolo, bisogna considerare alcune variabili: burocrazia, cultura imprenditoriale, attività legislativa, risorse economiche e corruzione. Degli strumenti utili in tal senso saranno il nuovo Codice Appalti (D.lgs. 50/2016) e la legge sul consumo di suolo, senza dimenticare la straordinaria opportunità del Regolamento unico per l’edilizia.

 

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