Sarno, l’industriale irpino che vuole cementare il PD
Non è comune che un imprenditore noto, con un passato ai vertici dell'associazione di Viale dell'Astronomia, entri in politica da soldato semplice. Neanche una stelletta al bavero o una nomina romana da mettere in curriculum. E neanche un posto da capolista da esibire in famiglia e nel paese. È singolare la carriera politica dell'irpino Silvio Sarno. Appena cominciata e dal gradino più basso, se vogliamo: l'assemblea nazionale del Partito democratico. Eletto nelle file cuperliane (correva al secondo posto, appunto). Eppure l'irpino quarantenne, industriale del calcestruzzo di terza generazione, nella sua vita ha bruciato tutte le tappe. Almeno quelle professionali. A vent'anni entra in azienda.
«A ventitrè — ricorda — quando andavo a trattare con le banche, mi chiedevano: e papà non viene? Una, due volte, alla terza chiamavano direttamente me».
A soli 31 anni è al vertice di Confindustria Avellino senza aver passato neanche un giorno tra gli under 40 confindustriali. Dopo le moto, ora ha investito nell'editoria con la rivista trimestrale «Link» che gli ha fruttato un litigio con l'amico Vincenzo De Luca, dopo un articolo non proprio a favore del sindaco di Salerno. «Ma la libertà di stampa è sacra e io faccio l'editore», taglia a corto. La famiglia prima di tutto. Il padre Nicola, un faro e poi la moglie Lucia e le tre figlie.
La prima telefonata, una volta eletto nell'assemblea del Pd, l'ha ricevuta da Ciriaco De Mita. Quando da ragazzino frequentava le figlie dell'ex presidente del Consiglio, per non incontrare il potente papà democristiano si rintanava dietro al divano. «Quando mi ha chiamato me l'ha ricordato: hai smesso di frequentare i divani vero?». Come si faccia a passare da De Mita a Cuperlo è un'altra stranezza. «E perché? Mio papà era un democristiano di sinistra, mia mamma socialista convinta. Io sono figlio della Seconda Repubblica, ma comunque del centrosinistra. E poi — scherza — in Cina gli imprenditori non sono iscritti al Partito comunista?».
Il vero legame con il Pd, per Sarno, ha un nome e un cognome: Enrico Letta. Insomma Cuperlo e la sinistra del Pd non sono proprio il faro. Letta sì. Sarno ha portato ad Avellino l'associazione lettiana 360 e ha fatto da Cicerone a Letta, capolista in Campania 2, durante la scorsa campagna elettorale in giro per la Valle Ufita, che vive una crisi nera. Insomma è stato il premier a coinvolgerlo nel Partito democratico, dopo che lui aveva rifiutato la candidatura a sindaco di Avellino e una nomina in Parlamento. Un eccentrico.
«Neanche quando ho fatto il servizio militare ho voluto i gradi. Non è modestia, la mia. Sono un imprenditore e per me l'organizzazione è tutto. Al Pd serve organizzare soprattutto le idee. E se posso dare una mano ben venga». Certo l'impatto con la prima assemblea a Milano non è stato dei migliori. «Come dire, l'eccessiva eterogeneità della platea dà l'impressione di un partito non vincente. Troppa politica».
Poca organizzazione. Dal Pd si aspetta «un cambiamento» e dal governo dell'amico Letta?
«Come tutti gli imprenditori non sono contento. Si sta facendo troppo poco. Come amico di Letta mi spiace per lui perché è attrezzato per fare il presidente del Consiglio come pochi. Ma spero comunque che resti in carica ancora un anno. Il Paese non può consentirsi altre elezioni».
Stima incondizionata anche per un altro conterraneo, lui sì davvero a sinistra, il deputato di Sel, Giancarlo Giordano. Una cosa è sempre andata stretta a Silvio Sarno: l'appellativo di giovane, «perché professionalmente non lo sono, ma non sono neanche vecchio per condurre determinati processi». Nel 2004 appena eletto in Confindustria fece sua una frase di Giovanni Agnelli. «Nell'impresa esistono soltanto il perseguimento del profitto, la capacità individuale e quella collettiva», un teorema che non ammette tentennamenti, né sbavature. Nell'impresa e ora anche in politica.
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